È stato il Conservatorio F. Cilea a celebrare due anniversari significativi nel 2026 per Reggio Calabria: gli ottant'anni dall'inaugurazione del Teatro cittadino dopo il restauro postbellico e i settantacinque dall’unica apparizione di Maria Callas sul suo palcoscenico. L'Istituzione lo ha fatto mettendo in scena l'opera del debutto assoluto della "Divina", quando aveva appena quindici anni, in una rappresentazione allestita dal Conservatorio di Atene, dove ella fu allieva.
Cinque solisti, quattro sostituti, trentasei artisti del coro, cinquantadue professori d'orchestra, sei figuranti e sei tra direttore, regista e collaboratori hanno dato vita la sera del 30 aprile a uno degli eventi più emozionanti mai visti sul palco del grande teatro intitolato Francesco Cilea. La forza emotiva dei giovani studenti ha saputo raggiungere cuore e mente del pubblico, trasmettendo con autenticità la tensione di chi mette in campo ogni energia per la riuscita di un progetto preparato in modo corale e inclusivo, ma al tempo stesso meticoloso e rigoroso, come si conviene a un'istituzione di alta cultura. Ancora una volta, il Conservatorio Cilea ha dimostrato di essere una scuola in cui la musica non viene soltanto studiata, ma profondamente vissuta in ogni suo aspetto — tecnico, scientifico, morale e professionale — realizzando una formazione davvero completa del musicista.
I cantanti hanno offerto una prova di notevole livello. Il soprano Maria Bagalà, diplomata al Cilea, ha interpretato Santuzza con grande trasporto ed efficace sensibilità drammatica; il giovane tenore calabrese Lorenzo Papasodero ha affrontato il ruolo di Turiddu mettendo in luce rare doti di finezza interpretativa e potenza vocale. Il cast è stato completato da tre studenti del Conservatorio: il baritono Zhang Zicong nel ruolo di Alfio, il mezzosoprano Mattia Rigillo in quello di Lola e Ludovica Crudo in quello di Mamma Lucia, tutti capaci di offrire una prova convincente del loro talento e della loro preparazione.
Sotto la direzione del Prof. Paolo J. Carbone si è sprigionata la potenza di una delle opere più amate ed eseguite al mondo, da lui stesso accuratamente revisionata per restituirle la fedeltà al manoscritto di Mascagni, ripulendola dalle imprecisioni stratificatesi nel tempo. L'orchestra ha suonato con timbro nitido, capace di passare con naturalezza da momenti di morbida intimità a slanci di piena imponenza, sostenendo con sicurezza i cantanti nell'ardua prova vocale che quest'opera richiede.
Il coro del Conservatorio, con il supporto di artisti del Coro Lirico F. Cilea, ha raggiunto livelli di straordinaria intensità ed espressività, preparato dallo studente Andrea Federico che ha ricoperto anche il ruolo di maestro collaboratore.
La regia, affidata alla Prof.ssa Piera Puglisi, si è distinta per attenzione filologica e sobria eleganza, avvalendosi dell'assistenza degli studenti Carlo Aurelio Colico, direttore di palcoscenico, e Alessandra Colavito, maestro alle luci.
I costumi d'epoca, impeccabilmente curati dalla Sartoria Teatrale René, e le scenografie allestite con precisione da M2 Group — entrambe realtà reggine — hanno completato con qualità l'impianto visivo dello spettacolo.
Un teatro gremito e applausi scroscianti hanno sancito il pieno successo dell'iniziativa. Tra il pubblico, anche il rettore dell’Università Mediterranea, Giuseppe Zimbalatti, il direttore del Museo Archeologico, Fabrizio Sudano, il Mons. Giorgio Costantino, cappellano di Sua Santità già docente del Conservatorio, i precedenti direttori dell’Istituto, Mariella Grande e Franco Barillà nonché numerosi dirigenti scolastici.
«Una serata indimenticabile»: con queste parole il presidente Eduardo Lamberti-Castronuovo e il direttore Francesco Romano hanno salutato il successo della rappresentazione, visibilmente emozionati dal risultato raggiunto, auspicando che il Teatro Francesco Cilea possa tornare ad accogliere produzioni di pregio grazie a una gestione artistica da istituire al più presto, capace di restituirgli la funzione primaria e insostituibile per cui fu costruito, a vantaggio della Città e della promozione dei talenti locali.
Cinque solisti, quattro sostituti, trentasei artisti del coro, cinquantadue professori d'orchestra, sei figuranti e sei tra direttore, regista e collaboratori hanno dato vita la sera del 30 aprile a uno degli eventi più emozionanti mai visti sul palco del grande teatro intitolato Francesco Cilea. La forza emotiva dei giovani studenti ha saputo raggiungere cuore e mente del pubblico, trasmettendo con autenticità la tensione di chi mette in campo ogni energia per la riuscita di un progetto preparato in modo corale e inclusivo, ma al tempo stesso meticoloso e rigoroso, come si conviene a un'istituzione di alta cultura. Ancora una volta, il Conservatorio Cilea ha dimostrato di essere una scuola in cui la musica non viene soltanto studiata, ma profondamente vissuta in ogni suo aspetto — tecnico, scientifico, morale e professionale — realizzando una formazione davvero completa del musicista.
I cantanti hanno offerto una prova di notevole livello. Il soprano Maria Bagalà, diplomata al Cilea, ha interpretato Santuzza con grande trasporto ed efficace sensibilità drammatica; il giovane tenore calabrese Lorenzo Papasodero ha affrontato il ruolo di Turiddu mettendo in luce rare doti di finezza interpretativa e potenza vocale. Il cast è stato completato da tre studenti del Conservatorio: il baritono Zhang Zicong nel ruolo di Alfio, il mezzosoprano Mattia Rigillo in quello di Lola e Ludovica Crudo in quello di Mamma Lucia, tutti capaci di offrire una prova convincente del loro talento e della loro preparazione.
Sotto la direzione del Prof. Paolo J. Carbone si è sprigionata la potenza di una delle opere più amate ed eseguite al mondo, da lui stesso accuratamente revisionata per restituirle la fedeltà al manoscritto di Mascagni, ripulendola dalle imprecisioni stratificatesi nel tempo. L'orchestra ha suonato con timbro nitido, capace di passare con naturalezza da momenti di morbida intimità a slanci di piena imponenza, sostenendo con sicurezza i cantanti nell'ardua prova vocale che quest'opera richiede.
Il coro del Conservatorio, con il supporto di artisti del Coro Lirico F. Cilea, ha raggiunto livelli di straordinaria intensità ed espressività, preparato dallo studente Andrea Federico che ha ricoperto anche il ruolo di maestro collaboratore.
La regia, affidata alla Prof.ssa Piera Puglisi, si è distinta per attenzione filologica e sobria eleganza, avvalendosi dell'assistenza degli studenti Carlo Aurelio Colico, direttore di palcoscenico, e Alessandra Colavito, maestro alle luci.
I costumi d'epoca, impeccabilmente curati dalla Sartoria Teatrale René, e le scenografie allestite con precisione da M2 Group — entrambe realtà reggine — hanno completato con qualità l'impianto visivo dello spettacolo.
Un teatro gremito e applausi scroscianti hanno sancito il pieno successo dell'iniziativa. Tra il pubblico, anche il rettore dell’Università Mediterranea, Giuseppe Zimbalatti, il direttore del Museo Archeologico, Fabrizio Sudano, il Mons. Giorgio Costantino, cappellano di Sua Santità già docente del Conservatorio, i precedenti direttori dell’Istituto, Mariella Grande e Franco Barillà nonché numerosi dirigenti scolastici.
«Una serata indimenticabile»: con queste parole il presidente Eduardo Lamberti-Castronuovo e il direttore Francesco Romano hanno salutato il successo della rappresentazione, visibilmente emozionati dal risultato raggiunto, auspicando che il Teatro Francesco Cilea possa tornare ad accogliere produzioni di pregio grazie a una gestione artistica da istituire al più presto, capace di restituirgli la funzione primaria e insostituibile per cui fu costruito, a vantaggio della Città e della promozione dei talenti locali.